Réguliér Par Morceaux

Morsi del mio pane quotidian
lunedì, 23 giugno 2008

17/06/2008
a casa che ormai il gatto dorme

come passare una notte in guardina, e qualche minuto in commissariato.
Torno a casa — casa è dove puoi dormire tranquillo e il gatto ti soffia sulla faccia gentile —  troppo presto per essere stanco. Torno a casa tranquillo, pensando ai cazzi miei. Torno a casa. Ieri il mio amico Ladulé, che è statunitense, ha preso per il culo un pattuglia. Tanto noi andiamo all’ambasciata americana e non ci succede niente. Ladulé è ricco, di origine africane. un po’ sopra le righe. Torno a casa seguendo il Boulevard de Voltaire. Torno a casa e mi soffermo a osservare le geometrie enormi e lunghe delle strade parigine. Torno a casa, tranquillo, bevendo una Efel, birra di merda.
Torno a casa e vedo una femme, ragazza, donna — cosa cambia? — piangere. Disperata, preoccupata, spaventata. Cosa passa? Que est que passe? Cosa succede? Mia cara ragazza perché stai piangendo? Io vado verso Rues Saint-Blaise. Tu dove vai?
ARRETE TOI!
Torno verso casa e non vedo i flics, i poliziotti.  I documenti, svelti! Mani forti della legge mi appoggiano sulla vetrina di un negozio di alimentari. Alimentari di marca Campion. Campione. Vedo del pane, il mio riflesso, una tovaglia gialla, un mobile verde, una ragazza con i capelli neri lunghi alle mi spalle. Vedo il riflesso delle sirene. Sento piangere più forte. Scusami ragazza dai capelli rossi: ora mi fermo a preoccuparmi per me. Non ne vale la pena, ma non mi piacciono le divise.
“Non sapevo fosse interdetto, vietato, male, fermarsi lungo la strada pubblica.”.
Tu sei Italiano? La conosci questa ragazza? Hai i documenti? Dove abiti? Dove vivi? Quelli come te sono tutti ladri. Le vuoi aprire queste gambe? Attention! Ha un coltello! Attenzione! Sono tutti dei drogati. Volevi scoparla? Hai gia pagato? Tira fuori piano i documenti. I documenti sono in tasca, devo fare piano. Salopard? Puttaniere? Metto una mano sulla coscia, l’altra la tengo alzata in mano. Strozzo parole, ingurgito insulti. Salopardo; salopard, salopard salopardsalopardsalopardsalopard. Puttaniere. Ingurgito insulti. Pardon moi. Scusate. Pardon moi. I beg you pardon. Pardon moi. Scusate. Pardon moi. Pardon Moi.
Sposto una mano verso il culo, la sinistra. Pardon moi. La destra sempre protesa verso quel cielo nero e nuvolosa. Manganello.
Metto un mano in tasca. Manganello. Perché quegli occhi spaventati? Manganello. Perché quei muscoli tesi? Manganello. Perché stringi il bastone pesante dietro la tua schiena? Manganello. Perché si sposta verso la mia pancia la tua mano? Manganello. Perché sento male alla pancia? Manganello. I Documenti Presto! Guarda La Mia Mano: I Documenti Presto Prendili Fermati Fa Male MANGANELLO Fa Male Fa Male Fa Male I Documenti Sono Per Terra. Mi percuotono all’altezza del pene, manganello ed un calcio; cado; Sputo per terra e urlo. Il mio urlo vi offende. Manganello. Gli italiani rompono il cazzo, sono peggio dei turchi, più fragili dei libanesi. I Miei Documenti. I Miei Documenti. I Miei Documenti.
“Dov’è la ragazza che piange? La sento ancora... Piange... Piange per me? La puttana piange per me? Dov’è il suo pappa? Mi stanno picchiando? Sono per terra? Dov’è il portafoglio? Sono come mi volete? Dov’è che piango? Perché?”
Sono vicino a casa, sono vicino a casa. Sono vicino a casa. Sono come tu mi vuoi. Portatemi in gendarmeria, in commissariato, in panetteria, al cinema, in prigione. Non mi muovo, fermate i piedi. “Non sono uno zingaro, non sono uno zingaro, nonsonounozingaro.”. Gli italiani sono tutti uguali. Pazzi.
Sono le 3, puoi uscire, ma non farlo più. E di ai tuoi amici che siamo stufi delle vostre cazzate, i vostri crimini.


I fought the law, but the law won
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domenica, 25 maggio 2008

Maraichers - una panchina

03:01 Are you the one I was waiting for? Finally, I'll never know.

Mi sono rimasti: questa bottiglia di Cote de Rhone. Queste tre sigarette, american spirit Blu. Nick Cave & The Bad Seeds, che suonano, più tristi del solito, nel mio ipod.

Cammino un po' storto, e non mi vergogno di cantare a voce alta, lungo Boulevard de Charonne. Canto ad alta voce: tu mi hai letto aloud The Love Song of J. Alfred Prufrock. Eliot, TS 1917.
Avrei voluto essere perfetto, un Alain Delon, nel gesto: appoggiare il mio dito sulle tue labbra, guardarti per un secondo di troppo, baciarti. Una danza su una monetina.

03:06 Just saying: good luck, for everything.

Mi hai regalato un libro di Virgina Woolf, to the lighthouse, ed una antologia Oxford della letteratura inglese, il secondo volume. Erano troppo pesanti, per venire con te in aereo.

Volevi farmi una foto: ti ho detto che non sono un good subject ma, dopotutto, la macchina fotografica era scarica.


"Forse vuoi dirmi ancora no \\ ma tu hai paura, \\ te lo leggo negli occhi stai soffrendo per me."
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sabato, 24 maggio 2008

spogliatoi

Arrivare primi: vincere una corsa. Come i cavalli piazzati, come i cavalli. Triathlon. Nuoto velocipede corsa di fondo. Arrivare primi fino in fondo, in fondo c'è il pubblico che aspetta. In mezzo c'è il pubblico che commenta il gesto atletico: illazioni sul fiato corto, sul passo lungo, la bracciata spezzata.
Allenamenti e alimentazione controllata.

Prima di cominciare: champagne Pol Roger, altro champagne meno carico. Vino rosso, molto. Un sigaro, qualche tiro. Sigarette, molte. Ancora vino rosso.

Tuffo, posizione plastica, essere accolti dall'acqua. Schiaffata di freddo. La Senna puzza, la Senna è sporca. Fuori.

Parziale: un ferito grave (spargete le vostre lacrime, ragazzine di tutto il mondo). Marco non continua la corsa, portato d'emergenza verso l'ospedale da un taxì generosamente offertosi fra il pubblico. Si può, si deve, continuare.

Velocipede. Arrampicata spacca gambe, fino al montmartre, su, in alto, su. Su. In due, su un velib, lo spazio di manovra è ridotto; la gamba spinge con lentezza inesorabile sul pedale, e poi tocca all'altro. Un pedale, dopo l'altro, per arrampicarsi. Più su. Poi repentina arriva la discesa, le curve da prendere piegando, evitare gli incroci, giù veloci fra le macchine, giù fra muri ricoperti di edera, giù fra le file degli alberi alti e spelacchiati, giù.

Parziale: una coppia lasciata alle spalle, nascosta la sconfitta da una curva pudica. Si può, si deve, continuare.

Ritmo, per favore, e prevedere mentalmente l'inclinazione del terreno. Prevenire gli scalini. La falcata deve essere regolare. La corsa fluida. Mai forzare. Mai troppo in tensione. Correre, è sport di lentezza. Correre, un po' meno di quello che sarebbe troppo. Correre. Op. Op. Scendi dal marciapiede, sali sul marciapiede. Correre, attraversando in longitudine Parigi. Op. Op. Controllare la respirazione, mai forzare, mai troppo in tensione. Op. Op. (Sbagliare strada è rendere onore alla notte parigina, non è un errore).

Alla fine dell'allenamento starebbe bene una doccia, un'altra sigaretta, un letto.
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mercoledì, 14 maggio 2008

Paris - casa -


Grazie Grazie, piccini e signoroni, grazie mamme e grazie rastoni!
Grazie, pioggia che martelli la manica, porto industriale pigro grigio imbronciato duro contro il mondo, grazie per aver accolto la mia urina e avere capito le mie parole straniere, strane, stranamente tenui lievi.
Grazie mamma famiglia piccoli bambini, bambine mordenti, benzina cara impestata, strada perduta, strada percorsa.
Grazie ragazzo maghrebino delle banlieu, dread e borghesia, il passaggio più corto, il primo passaggio non si scorda mai, è bella la tua città, ma troppo vicina, è bella la tua città, ma troppo distante.
Grazie Guillelm, e la tua scalcagnata banda di rapinatori, ketaminici e ipovedenti, le vostre baruffe da fienile, il vostro paesino non più grande della mia camera d'auberge, pickpocket senza esperienza, tenetevi i vostri quattro euro, ottanta due centisimi e ditemi da che parte era Rennes, pagato quattro euro, quaranta due centisimi, per la notte nella campagna di bretagna. Dove sono le mucche di notte?
Grazie alle mucche, ed al cielo troppo grande, all'orizzonte distante, ai cavalli, ai cochons, ai campi di gialla colza gialla senza fine gialla.
Grazie Teo, al tuo quaderno di viaggio, al tuo cervello fuso nella segale cornuta, al ragazzo tedesco che ti sei procacciato al bar, ai tuoi viaggi, alla tua birra, alla mia birra, alla tua birra, alla birra, ancora birra, grazie per le teorie storiche sullo scioglimento delle calotti polari, musica bretone al bar, musica rock nella strada, musica ti lava il cervello.
Grazie Gaelle, grazie per il picnic, salsa tarami au saumon pomodori cipolla e vinegrette uova sode e maionese, grazie per il tuo appartamento il tuo vestito nero piercing all'occhio destro esame di storia, grazie per i gatti, nevers seen a blond italian with blue eyes, grazie per non avermi preso il cuore.
Grazie Paris, St German en Laye, Buzenville, Grandville, Avranches, Pontorson, Saint Malo, Mont StMichel, Dol-du-bretagne, Rennes, Posto-Che-Ancora-Non-So-Forse-Piquet, Laval, Trappe, Paris.
Grazie Donne Bretoni, belle come il sole che vi manca, come il mare che respirate, come la pioggia che vi lava i capelli e vi bagna i fianchi e vi corre lungo la schiena tra i seni generosi le dita veloci gli occhi coraggiosi, ribelli anarcho-punk punk-chien con capelli biondi neri rossi verdi blu viola, belle donne che parlate con gli sconosciuti una lingua tenue che si insinua nella dura pietra delle vostre città, una lingua vecchia come i muri dei vostri castelli, con figure scolpite nella roccia delle vostre chiese, una lingua vasta come la vostra campagna, azzurra come il vostro cielo, elegante come le vostre vaches.
Grazie ancora grazie.
Grazie autoroutes, strade veloci, strade storte, bouchon, strade deserte, strade di campagna nella notta nera, strade d'asfalto sotto il sole che picchia.
Grazie autisti, trenisti, bussisti e voi tutti in greve, grazie per tutti i kilometri, le coincidenze, le attese.

"Got to roaming, Got to roaming, Got to roaming, Got to roaming, Got to roaming, Got to roaming, Got to roaming"
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lunedì, 31 marzo 2008

saintblaise

Un cane, nero. Ho una casa nuova, una stanza, un terrazzo che guarda un giardino che guarderò tutte le mattine. Un gatto, nero. Nuovo quartiere, nuovi bar, pere lachaise. Al pere lachaise riposano i resti di quel che resta di Jim Morrison. Forse no. Un pese rosso, rosso. E due canarini, gialli.

Presentarsi con un sorriso ai ragazzi del quartiere. Qui sono duri, i ragazzi del quartiere, a giudicarli dai loro ginocchi sbucciati, dallo skate, dalla camminata dinoccolata, dai vestiti larghi. Presentarsi con una pistola ad acqua? Lo chiederò al cane.

Dov'è il pane buono? Lo chiederò al cane.
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giovedì, 27 marzo 2008

saint sulpice

Se questo sole, questa pioggia che copre il sole, non fanno che dirci che non ci rimane più che un giorno, un secolo, o giù di lì, perché non correre?

Perché non bagnarsi fino alle mutande inseguendo un tram, e gridando "Bisous à tous le monde"? Perché perdere tempo a smettere di bere? Perché non avvicinarsi piano, togliersi i calzini, e bagnare i piedi in Senna? Perché essere giudiziosi? Perché essere folli? Perché arrovellarsi il cervello sulla prossima mossa con la signora ricciola? Perché non farlo? Perché non perdonare, perdonare, portare rancore, gioire, fregarsene? Perché no? Perché si? Perché non rispondo? Perché non rispondi?

Se questo vento urla che il mondo è fattucchiera, la vita splendida e prostituta, perché non corrergli incontro?

"But what do we really know of the dead And who actually cares?"
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domenica, 16 marzo 2008

alto

Mi inerpico seguendo le indicazioni di Silvia, spagnola. Passo per una finestra spiovente. Il tetto, sebbene liscio, non scivola sotto i piedi. Una scaletta, due appoggi un appiglio, due appigli un appoggio. Su. Mi arrampico sui tetti di Parigi. Su. Su.
Già questo basta. No, ancora, più su.
Mi arrampico sui tetti di Parigi, di notte, visibilmente ubriaco, fumando una bastos, con lo sguardo d'un attore morso dalla telecamera. Costruisco mentalmente i miei movimenti, mi guardo - cubismo della memoria - dall'alto.
Già questo basta. Non ancora, sali.
Mi aggrappo al comignolo, che regge il mio peso, e sono in alto. Sono sopra i tetti di Parigi. Piove, tira vento, o meglio: ho chilometri di aria attorno. Posso mettermi in piedi.
Tour Eiffel, Montmartre, Sacrecour, Se guardi bene vedi la senna. Se guardi bene vedi tutta Parigi. Se guardi bene...
Piango.
Questo è abbastanza.
Mi siedo su questa esplosione grande due metri per uno. Potrei dormire qui, circondato da comignoli marroni.
Mi stendo, questa notte si possono contare le stelle anche se piove.
Questo è molto.
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giovedì, 13 marzo 2008

BPI niveu 3
Bon Jour, il pleut encore?
In una settimana bisogna dormire un giorno, sfilare gli aghi dalle palpebre. In una settimana, anche a Parigi, bisogna prendere possesso dell'acqua calda. Bisogna comprare dei lacci marroni, di 70cm, infilarli nelle scarpe di pelle: bisogna camminare ancora.
Non, Il ne pleut pas dans mon coeur.
Camminare lungo la Senna, promenade, Saint Michel. Queste strade larghe sono per gli ospiti. Quelle strette per fermarsi ad assaporare la pioggia.
Non, Il ne pleut pas dans mon coeur.
In una settimana bisogna donare pace al cuore. Vivere in un corridoio. Perdere e ritrovare le chiavi. Dormire un giorno. Pain au raisins. Jazz!
Terza persona singolare: il pleut.

Bon Jour, il pleut encore.
Questo spazio è relativo, inchiodato ai miei piedi, senza aspirazione di santità.Transition vers le chaos. Non sono più pioggia, per amichevoli capelli. Questo spazio è discreto, senza aspirazione di continuità. Transition vers le chaos. Asciugatevi, dunque.
Lie, frère.

Bon Jour, il pleut encore?
Il tempo cambia umore come il mio stomaco. Il sole minaccia di colpirmi; giro attorno alla mia scrivania e fuggo giacca alla mano. Port Saint-Bernard: camminare lungo la Senna. Non, il ne pleut pas dans mon coeur. Pont de Sully; jazz: swing your shit, frère! Port de la Tournelle: correre lungo la Senna; pont de la tournelle: prochaine fois lasciare a casa la giacca. consumare i lacci, correre lungo la Senna. Rouge; rouge; rouge. Vert!
Port de Montebello: correre sotto la pioggia, per allargare i polmoni ed annegare. Sole menzognero e traditore. Correre. Port saint-Micheal. Je ne suis pas votre pluie. Correre, consumare i lacci, correre! Correrejazzswingshit! Port de Grands Augustins. Correre. Port de Conti. Ports des Saints-Pères.
Rue de Beaune.
Respira.

Il pleut encore? Bon Jour!
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mercoledì, 05 marzo 2008

37, Rue Bûcherie

Miller suona un pianoforte in questa libreria inglese. Pare che ci vivano, questi due giovani scacchisti con le guance gonfie di prosciutto, pane, senape. Pare che vivano tutti qui, e tutti mi rivolgono un sorriso d'intesa. Ascolto Miller che suona il piano, seduto al suo fianco. Non posso che fare la seconda voce, d'accompagnamento: non conosco Chopin. Please play Chopin, Please.
L'arrangio swing. Miller: cunt cunt cunt. Miller fotte il piano. Io lo accompagno col mio swing.
Sa di Lipton questo angolo di Parigi. Anglofono. L'Italien est crazy, l'écoute. Fou. Swing it.
Mi offrono un tè, mentre Miller resta a chiacchierare con la vecchietta dei BD.
Parigi parla inglese.
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mercoledì, 05 marzo 2008

04/03/2008
Il mio sgabello

Ho il mio posto - questo sgabello in un angolo del bancone - e sanno di portarmi une verre de vin rouge: questo basta per essere a casa. Questo, e Charles Mingus che esplode alla radio.
Samossa Vegetarien. Un portion.
Vogliono, a tutti i costi, farmi assaggiare un primitivo, 2007, ed un finto amarone "amerone". Sono buoni, e sorridono. Ma il vino italiano non lo bevo.

Bisogna avere una storia per scrivere un romanzo. Io ho una storia?
C'è una coppietta al tavolo 4, si tiene stretta mano nella mano. Se sono turisti litigheranno, perché sono qui. Hanno tutta l'aria di non conoscerlo affatto, Mingus, e di non averne bisogno, di una storia.

Io ho uno sgabello e molta più Parigi di quanta ne possa abbracciare: mi serve una storia?


03/03/2008
Parigi

Nulla, o quasi tutto. Vivo. E qualcosa di più è qualcosa di più.
postato da: ipnotreno alle ore 09:21 | link | commenti | commenti
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Chi sono

Utente: ipnotreno
Nome: giulio vilenanto d.r.
braccobaldo? mi par di no, ma non si sa mai. forse etabeta...


fissa il corno
del rinoceronte rosso
e batti i piedi

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